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Il dollaro si stabilizza, lo yen riprende terreno dopo la riunione della BOJ

Economies.com
2026-02-26 12:17 UTC

Giovedì lo yen giapponese è salito, mentre gli investitori valutavano gli ultimi segnali della Banca del Giappone in merito all'andamento dei tassi di interesse, monitorando al contempo gli utili di Nvidia per individuare indizi sulla domanda di tecnologie di intelligenza artificiale.

Lo yen ha guadagnato lo 0,2% rispetto al dollaro statunitense, attestandosi a 155,99, sulla buona strada per interrompere una serie di due giorni di perdite, dopo che il governatore Kazuo Ueda ha tenuto sul tavolo la possibilità di aumenti dei tassi a breve termine.

Segnali contrastanti da Tokyo

In un'intervista al quotidiano Yomiuri, Ueda ha affermato che la banca centrale valuterà i dati in arrivo durante le riunioni di marzo e aprile per determinare la direzione della politica monetaria. Le sue dichiarazioni sono arrivate pochi giorni dopo che alcune indiscrezioni suggerivano che il Primo Ministro Sanae Takaichi avesse espresso preoccupazione per un ulteriore inasprimento monetario durante un incontro con il governatore.

David Chao, stratega del mercato globale per l'area Asia-Pacifico di Invesco, ha affermato che la Banca del Giappone sta "camminando su una corda tesa", ma prevede comunque due aumenti dei tassi quest'anno, prevedendo che lo yen sarà tra le valute con le migliori performance.

Nel frattempo, il governo giapponese ha nominato nel consiglio di amministrazione della banca centrale due membri accademici, ampiamente considerati forti sostenitori degli stimoli economici.

Anche il membro del consiglio di amministrazione Hajime Takata ha messo in guardia dai rischi di un'inflazione che superi i livelli obiettivo, chiedendo un graduale aumento dei tassi di interesse.

Reazione limitata ai risultati di Nvidia

Nonostante i solidi guadagni di Nvidia, i futures sia per l'S&P 500 che per il Nasdaq sono scesi dello 0,1% ciascuno, riflettendo una mancanza di un chiaro spostamento verso la propensione al rischio.

L'indice del dollaro statunitense, che replica il dollaro rispetto a un paniere di sei valute principali, è rimasto stabile a 97,678.

Prospettive della Federal Reserve

I mercati continuano a scontare una pausa sui tassi di interesse in vista della prossima riunione della Federal Reserve. Secondo lo strumento FedWatch del CME, i futures attualmente riflettono una probabilità del 98% che i tassi rimangano invariati alla riunione del 18 marzo.

I rendimenti dei titoli del Tesoro USA a 10 anni sono aumentati leggermente di circa 0,2 punti base, attestandosi al 4,0518%.

Rischi politici e commerciali

Resta l'incertezza su come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump risponderà alla sentenza della Corte Suprema del 20 febbraio, che ha invalidato i dazi di emergenza da lui precedentemente imposti.

Il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Jamieson Greer ha affermato che le aliquote tariffarie su alcuni paesi potrebbero aumentare fino al 15% o più, invece dell'attuale 10%, senza specificare quali paesi sarebbero interessati.

La geopolitica torna al centro dell'attenzione

I mercati osservano anche un nuovo round di negoziati sul nucleare tra Stati Uniti e Iran a Ginevra, volti a risolvere l'annosa controversia.

Gli economisti di Goldman Sachs hanno affermato che gli sviluppi geopolitici, tra cui le tensioni in Medio Oriente, l'incertezza su un possibile accordo di pace tra Russia e Ucraina e le fragili relazioni tra Stati Uniti e Cina, restano rischi importanti.

Principali movimenti valutari

L'euro è rimasto stabile a 1,18 dollari, mentre la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha affermato che i responsabili politici prevedono che l'inflazione si stabilizzerà presto attorno al 2%.

La sterlina britannica è scesa dello 0,3% a 1,35 dollari, con gli operatori concentrati sulle elezioni locali di Manchester, viste come un test chiave per il primo ministro Keir Starmer e il partito laburista.

In Cina, lo yuan offshore è salito dello 0,3% a 6,8344 per dollaro, il livello più alto in quasi tre anni, nonostante i segnali provenienti dalla banca centrale indicassero la volontà di limitare il rapido apprezzamento della valuta.

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