Giovedì 5 novembre la Banca d'Inghilterra ha alzato i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli al 4%, il primo aumento dall'agosto 2023, nel tentativo di contenere le pressioni inflazionistiche derivanti dalla guerra in Iran e dagli elevati prezzi dell'energia.
La decisione, ampiamente prevista, ha posto fine a un lungo periodo di tassi di interesse invariati, sebbene la banca centrale non abbia segnalato l'inizio di un ciclo di inasprimento prolungato.
Decisione sui tassi di interesse
Il Comitato di politica monetaria ha votato 8 a 1 per aumentare il tasso di riferimento dal 3,75% al 4%.
Otto membri hanno appoggiato l'aumento di un quarto di punto, mentre uno si è espresso a favore di un aumento maggiore, pari a 50 punti base, arrivando al 4,25%.
La decisione riflette le crescenti preoccupazioni che l'aumento dei costi energetici possa ripercuotersi sui prezzi interni e sui salari, rendendo più difficile il controllo dell'inflazione.
Si prevede che l'inflazione raggiungerà il 5%.
L'inflazione dei prezzi al consumo nel Regno Unito è accelerata al 3,5% a settembre, rimanendo ben al di sopra dell'obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale.
La Banca d'Inghilterra prevede ora che l'inflazione raggiunga circa il 5% entro la metà del 2027, trainata principalmente dall'aumento dei prezzi globali dell'energia.
Tuttavia, i responsabili politici hanno riconosciuto che le prove di pressioni inflazionistiche più ampie che si estendono ai salari e ad altri prezzi rimangono limitate.
La resilienza economica rafforza le argomentazioni a favore di una politica più restrittiva.
La banca centrale ha inoltre sottolineato come l'attività economica registrata negli ultimi mesi sia stata superiore alle aspettative, fornendo un'ulteriore giustificazione per l'aumento dei costi di finanziamento.
Tuttavia, ulteriori aumenti potrebbero pesare sulla spesa delle famiglie e sugli investimenti delle imprese, soprattutto perché i costi dei mutui rimangono elevati.
Ulteriori aumenti dei tassi restano incerti
La Banca d'Inghilterra ha sottolineato che la politica monetaria non seguirà un percorso predeterminato e che le decisioni future dipenderanno dall'inflazione, dalla crescita salariale e dalle condizioni economiche.
Il recente calo dei prezzi del petrolio ha alimentato la speranza che le pressioni inflazionistiche possano attenuarsi se le tensioni in Medio Oriente si placano.
La prossima decisione di politica monetaria è prevista per il 17 dicembre, quando i responsabili delle politiche valuteranno se siano necessari ulteriori inasprimenti per riportare l'inflazione verso l'obiettivo del 2%.
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