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In che modo la crisi dello Stretto di Hormuz sta innescando uno shock globale nel mercato dei fertilizzanti?

Economies.com
2026-03-31 17:01 UTC

Il commercio globale di fertilizzanti e ammoniaca sta subendo una forte pressione a causa dell'effettiva chiusura dello Stretto di Hormuz, in un contesto di continua incertezza riguardo ai negoziati diplomatici tra Stati Uniti e Iran.

Secondo la mappa del commercio globale del 2025 di Rystad Energy, circa il 15% del commercio mondiale di ammoniaca e il 21% del commercio di urea – un fertilizzante ricco di azoto – sono legati a paesi esportatori che potrebbero essere colpiti dalla chiusura dello stretto. Tra questi figurano importanti produttori mediorientali come Arabia Saudita e Qatar, oltre a Kuwait, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Iran e Iraq.

L'analisi della società indica che le continue interruzioni logistiche potrebbero minacciare i mercati dell'ammoniaca e dell'urea, già sotto pressione, con potenziali ripercussioni sulle catene di approvvigionamento alimentare e agricola, in particolare nei paesi maggiormente dipendenti da questi flussi commerciali.

Rischi per la sicurezza alimentare

Minh Khoi Le, vicepresidente senior e responsabile globale dell'idrogeno presso Rystad Energy, ha affermato che il messaggio rivolto ai responsabili politici e agli acquirenti è chiaro: la sicurezza energetica è direttamente collegata alla sicurezza alimentare.

Oltre un quinto delle esportazioni di urea dai produttori mediorientali ha un impatto diretto sulla produzione agricola. L'India è tra i paesi più esposti, importando tra il 6% e l'8% dei suoi fertilizzanti dai paesi del Golfo.

Una chiusura prolungata dello stretto potrebbe tradursi rapidamente in rischi economici concreti, tra cui potenziali carenze alimentari, interruzioni della produzione industriale, problemi di approvvigionamento idrico e rischi globali più ampi, a seconda della durata del conflitto.

Paesi più esposti

Oltre all'India, diversi paesi dell'Asia-Pacifico dipendono fortemente dai flussi di fertilizzanti che attraversano lo stretto, tra cui la Corea del Sud, la Thailandia e l'Australia.

Anche i paesi delle Americhe dipendono da queste forniture, in particolare gli Stati Uniti e il Brasile.

In caso di interruzioni delle forniture, i principali importatori, guidati da India e Corea del Sud, dovrebbero cercare fonti alternative per soddisfare il loro fabbisogno di ammoniaca.

Aumento dei costi di produzione globali

I produttori con impianti in altre regioni potrebbero aumentare la produzione, ma questi stabilimenti si trovano in genere in aree con costi più elevati, come l'Europa. Ciò potrebbe far aumentare i prezzi dei prodotti alimentari e incrementare le pressioni inflazionistiche globali.

L'ammoniaca verde può essere la soluzione?

Alcuni esperti considerano l'ammoniaca verde o e-ammoniaca, prodotta utilizzando energie rinnovabili anziché combustibili fossili, come una potenziale soluzione a lungo termine per migliorare la sicurezza dell'approvvigionamento.

Il concetto aveva già attirato l'attenzione come possibile soluzione per rafforzare la sicurezza energetica europea in seguito all'invasione russa dell'Ucraina nel 2022, ma non ha ancora trovato ampia diffusione. In Cina sono attualmente in corso progetti pilota, sebbene la sua capacità di sostituire i fertilizzanti convenzionali rimanga incerta.

Sebbene la produzione di ammoniaca verde sia generalmente più costosa, recenti gare d'appalto in India hanno mostrato prezzi vicini a quelli dell'ammoniaca convenzionale.

Tra i recenti accordi in questo settore si annoverano un'intesa tra Uniper e AM Green per la produzione di ammoniaca verde in India destinata all'esportazione in Europa, nonché accordi di fornitura tra Yara International e ATOME Energy in Uruguay.

Tuttavia, non si prevede che la maggior parte di questi progetti entri in produzione prima del 2030, il che limita la loro capacità di attenuare le pressioni di mercato a breve termine.

Scala degli scambi a rischio

Nel 2025 il commercio globale di ammoniaca si è attestato a circa 10,9 milioni di tonnellate all'anno, in calo rispetto ai 12,3 milioni di tonnellate del 2024. Circa il 15% di questo commercio potrebbe essere compromesso se lo Stretto di Hormuz rimanesse chiuso, in particolare le forniture provenienti dalla costa orientale dell'Arabia Saudita.

Nel 2025 il commercio globale di urea ha raggiunto circa 50,8 milioni di tonnellate all'anno, di cui circa 10,6 milioni di tonnellate provenienti da paesi colpiti dall'interruzione, in particolare Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.

Di questi volumi, circa 2,2 milioni di tonnellate sono state esportate in India, a testimonianza della sua forte dipendenza dai fertilizzanti provenienti dal Medio Oriente.

Tra gli altri principali importatori di urea dalla regione figurano la Thailandia, l'Australia, il Brasile e gli Stati Uniti.

Crescente pressione sul commercio dei fertilizzanti

Questo non è il primo shock a colpire il mercato globale dei fertilizzanti. Le esportazioni russe sono diminuite significativamente in seguito alla guerra in Ucraina, eppure rappresentavano ancora circa il 5% del commercio globale di ammoniaca e il 15% delle esportazioni di urea nel 2025.

I recenti sviluppi in Medio Oriente aggiungono un ulteriore elemento di rischio a un mercato globale dei fertilizzanti già sotto pressione, evidenziando la concentrazione dell'offerta in un numero limitato di produttori e la presenza di punti di strozzatura marittimi critici.

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