Giovedì i prezzi del petrolio sono scesi dopo che le scorte di greggio statunitensi hanno registrato il maggiore aumento in tre anni, insieme a segnali di debolezza nel mercato fisico, mentre gli operatori valutavano se i colloqui tra Stati Uniti e Iran potessero prevenire un conflitto militare che potrebbe minacciare l'approvvigionamento.
I future sul greggio Brent sono scesi a 70,03 dollari al barile, in calo di 82 centesimi o dell'1,16% alle 10:21 GMT. Il greggio West Texas Intermediate statunitense è sceso a 64,63 dollari al barile, perdendo 79 centesimi o l'1,2%.
Forte aumento delle scorte negli Stati Uniti
I dati della US Energy Information Administration hanno mostrato che le scorte di greggio degli Stati Uniti sono aumentate di 16 milioni di barili la scorsa settimana, il più grande incremento settimanale in tre anni, aumentando la pressione diretta sui prezzi.
Giovanni Staunovo, analista di UBS, ha affermato che la debolezza del mercato fisico del Mare del Nord sta pesando sui prezzi, sottolineando che i mercati stanno osservando attentamente l'esito del terzo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran, previsto per giovedì. Il mercato fisico del Mare del Nord funge da benchmark per la determinazione dei prezzi dei future sul greggio Brent.
Nonostante la recente flessione, i prezzi del petrolio restano in rialzo di circa il 15% dall'inizio del 2026, poiché i timori di un'escalation militare tra Washington e Teheran hanno superato le aspettative di un potenziale surplus di offerta.
Sviluppi diplomatici e militari
L'inviato statunitense Steve Witkoff e Jared Kushner incontreranno una delegazione iraniana a Ginevra.
Lunedì i prezzi del Brent hanno raggiunto il livello più alto dal 31 luglio, dopo che Washington ha aumentato la sua presenza militare in Medio Oriente per fare pressione sull'Iran affinché avviasse negoziati volti a porre fine ai suoi programmi nucleari e missilistici.
Un conflitto prolungato metterebbe a repentaglio l'approvvigionamento dell'Iran, terzo produttore dell'OPEC, oltre alle esportazioni degli altri paesi della regione.
Le mosse dell'OPEC+ e i piani dell'Arabia Saudita
Fonti a conoscenza della questione hanno affermato che l'OPEC+ potrebbe valutare di aumentare la produzione di circa 137.000 barili al giorno ad aprile, preparandosi al picco della domanda estiva e puntando a beneficiare del sostegno dei prezzi determinato dalle tensioni geopolitiche.
Altre fonti hanno indicato che l'Arabia Saudita sta incrementando la produzione e le esportazioni di petrolio come parte di un piano di emergenza nel caso in cui un potenziale attacco degli Stati Uniti all'Iran interrompa le forniture mediorientali.
Premio di rischio
Gli analisti di ING hanno affermato che l'esito dei colloqui nucleari tra Stati Uniti e Iran sarà fondamentale per determinare l'andamento dei prezzi. Hanno aggiunto che qualsiasi accordo costruttivo potrebbe indurre i mercati a ridurre un premio di rischio stimato intorno ai 10 dollari al barile, che a loro avviso è attualmente scontato sui mercati petroliferi.
Giovedì lo yen giapponese è salito, mentre gli investitori valutavano gli ultimi segnali della Banca del Giappone in merito all'andamento dei tassi di interesse, monitorando al contempo gli utili di Nvidia per individuare indizi sulla domanda di tecnologie di intelligenza artificiale.
Di piùGiovedì i prezzi dell'oro sono saliti nelle contrattazioni europee, estendendo i guadagni per la seconda sessione consecutiva e mantenendosi vicino al massimo delle quattro settimane, sostenuto dalla rinnovata domanda di beni rifugio in vista dei colloqui sul nucleare tra Stati Uniti e Iran, programmati per iniziare più tardi oggi a Ginevra.
Di piùGiovedì l'euro è salito nelle contrattazioni europee rispetto a un paniere di valute globali, muovendosi in territorio positivo per il secondo giorno consecutivo rispetto al dollaro statunitense, sostenuto dalla debolezza della valuta statunitense in un contesto di incertezza sulle politiche tariffarie del presidente Trump.
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